Come D.PaC cambia l’approccio al processo di digitalizzazione

La digitalizzazione del patrimonio culturale è un processo complesso, che coinvolge una pluralità di attori eterogenei e richiede il coordinamento di competenze tecniche, progettuali e gestionali raramente concentrate in un unico soggetto.
La piattaforma D.PaC è nata per rispondere a questa complessità, implementando un modello operativo condiviso che traduce la digitalizzazione in un processo standardizzato, governabile a più livelli e replicabile su scala nazionale.
La sfida: coordinare una pluralità di attori e competenze
Digitalizzare il patrimonio culturale italiano significa operare in un contesto di grande eterogeneità: istituti con dimensioni, risorse e competenze digitali molto diverse tra loro; amministrazioni centrali e regionali con procedure proprie; operatori privati con approcci tecnici differenti.
In assenza di un modello operativo comune, ciascun progetto rischia di sviluppare soluzioni calibrate sulle esigenze specifiche del singolo cantiere ma difficilmente trasferibili ad altri contesti, perdendo l’opportunità di generare valore sistemico. Queste difficoltà hanno reso storicamente difficile la costruzione di un patrimonio digitale valorizzabile come risorsa collettiva. Allo stesso modo, gli enti sprovvisti di un elevato grado di maturità digitale spesso non sono in grado di affrontare gli ostacoli economici, organizzativi e tecnici connessi ad un processo di digitalizzazione senza un supporto operativo dedicato.
Un modello operativo unico fondato su standard condivisi
Al centro del modello D.PaC si trova il profilo applicativo METS ECO-MiC: uno standard nazionale per la metadatazione dei beni culturali digitali, adottato come requisito vincolante per tutti i cantieri e per tutti i fornitori. Questo standard garantisce che ogni risorsa digitale prodotta sia descritta, strutturata e conforme ai medesimi parametri su scala nazionale, rendendola automaticamente interoperabile all’interno dell’Ecosistema digitale per la cultura, indipendentemente da chi la produce e con quali strumenti.
Anche i flussi di lavoro sono ingegnerizzati secondo una unica metodologia europea di gestione dei progetti (PM2), con ruoli definiti, responsabilità chiare, procedure documentate e pronte all’uso. Questo significa che ogni nuovo cantiere può partire da una base già collaudata, senza dover costruire da zero il proprio modello operativo.
Qualità verificabile
Uno degli elementi distintivi di D.PaC è l’approccio alla qualità. Non un requisito da dichiarare a posteriori, ma un processo integrato nella piattaforma. I controlli automatici di conformità intervengono prima del conferimento delle risorse nello spazio dati nazionale di I.PaC, verificando sistematicamente la conformità di ogni risorsa rispetto ai requisiti del profilo METS ECO-MiC.
Questo consente agli enti committenti di disporre in tempo reale di dati oggettivi sulla qualità delle risorse prodotte, individuare eventuali criticità prima che impattino sugli obiettivi di progetto e gestire i soggetti esecutori sulla base di evidenze concrete. Il collaudo diventa una funzione sistematica e tracciabile, non più un passaggio discrezionale.
Anche per chi ha già risorse digitali
D.PaC non è pensata solo per chi vuole avviare nuovi cantieri di digitalizzazione. Una configurazione specifica della piattaforma – Gestione – è dedicata interamente agli istituti che dispongono di patrimoni digitali prodotti in precedenza, con strumenti diversi, secondo standard diversi, in contesti diversi, che intendono valorizzare attraverso l’integrazione nell’Ecosistema nazionale.
Attraverso questa configurazione, tali istituti possono descrivere, archiviare e uniformare le proprie risorse digitali agli standard nazionali, conferendole nello spazio dati di I.PaC senza costruire o mantenere sistemi informativi propri e senza investimenti in infrastrutture dedicate.
Il patrimonio digitale esistente smette così di essere un archivio isolato. Viene ricondotto a una logica ecosistemica, reso interoperabile e messo nelle condizioni di essere arricchito, connesso e valorizzato insieme al resto del patrimonio culturale digitale nazionale.
Attraverso Ecomic quindi, si apre l’accesso a una platea più ampia di enti, inclusi quelli che non hanno mai avviato campagne strutturate di digitalizzazione ma che custodiscono collezioni digitali di valore, finora rimaste fuori da qualsiasi sistema condiviso.
Un effetto di rete che si rafforza nel tempo
L’adozione di D.PaC su scala nazionale ha generato un effetto che va oltre i singoli cantieri. Grazie all’effetto di rete, ogni nuovo ente che adotta D.PaC rafforza la filiera, consolida lo standard nazionale e riduce i costi e i tempi di avvio di qualsiasi nuovo progetto.
Un modello aperto a tutti gli enti
D.PaC è pensata per abbattere le barriere di accesso alla digitalizzazione. Per gli enti con sistemi informativi propri, offre un modello operativo già ingegnerizzato che riduce tempi e costi di avvio. Per gli istituti privi di infrastrutture tecniche dedicate – musei, archivi, biblioteche di minori dimensioni – fornisce un ambiente cloud completo per descrivere, archiviare e conferire le proprie risorse digitali in Ecomic in piena autonomia, senza investimenti aggiuntivi.
Il modello è applicabile a campagne di qualsiasi scala e con qualsiasi fonte di finanziamento e il risultato è un patrimonio digitale nazionale coerente e valorizzabile.
In Ecomic
Ogni risorsa prodotta o gestita in D.PaC confluisce automaticamente nello spazio dati nazionale di I.PaC, dove è connessa ai grafi di conoscenza, arricchibile tramite l’itelligenza artificiale e pronta per essere trasformata in prodotti e servizi culturali digitali attraverso DPaaS.
La standardizzazione dei processi non è un passaggio tecnico, è la premessa che rende possibile la valorizzazione del patrimonio culturale italiano come risorsa collettiva, accessibile e fruibile nel tempo.
D.PaC è già operativa. Scopri come aderire.
Per scoprire i servizi offerti e valutare le modalità di accesso, compila il questionario su ecomic.cultura.gov.it/dpac o contatta direttamente il team di Digital Library all’indirizzo ic-dp@cultura.gov.it.

